Se n’è andato come aveva vissuto: in piedi, coerente fino all’ultimo, senza chiedere permesso. Tomaso Staiti di Cuddia è stato il signore delle roccaforti inespugnabili, a partire da quella della propria anima. Deputato, fondatore della Fiamma Tricolore, lo chiamavano “barone nero” per quel suo aplomb aristocratico mischiato a un’idea di Patria pura, quasi sacrale. Ma lui era soprattutto un ribelle. Contro le mode, contro i potenti, contro chi svendeva le idee per una poltrona. E, alla fine, anche contro se stesso: poteva fermarsi, accomodarsi, sparire. Invece no. Ha combattuto fino all’infarto che lo ha fermato a Milano, il 1° marzo 2017. Oggi riposa in silenzio sul Lago Maggiore. Ma certe scomode nobiltà non muoiono mai.

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