Dopo la vittoria del “No” al referendum sulla giustizia, c’è chi, tra i corridoi del potere locale e nazionale, gioca pericolosamente con i corsi e i ricorsi della storia. La scommessa di oggi è la più azzardata degli ultimi quarant’anni: mettersi di traverso agli interessi degli Stati Uniti.
La Memoria Corta del Potere
Oggi i titoli strillano di una premier che nega Sigonella a Donald Trump. Si parla del Tycoon, certo, ma ci si dimentica troppo spesso che dietro al Presidente (qualunque sia il suo nome) c’è sempre un Sistema. Un apparato di potere militare, economico e decisionale che non ama essere ignorato e che non dimentica mai gli sgarbi strategici.
Ricordate cosa successe dopo lo strappo di Sigonella nel 1985? La politica italiana si sentì onnipotente per un attimo, ma il conto arrivò puntuale nel 1992. Il sistema che allora pareva granitico crollò sotto i colpi di un’inchiesta che cambiò per sempre i connotati dell’Italia.
Il Sistema Pavia e la Scure che Arriva
In bocca al lupo agli esponenti del centrodestra tutto, dai vertici romani fino ai piccoli “podestà” di provincia che pensano di poter gestire il territorio come una proprietà privata, ignorando i segnali che arrivano da oltreoceano.
A Pavia e dintorni qualcuno si sente al sicuro dietro querele temerarie e silenzi complici. Ma attenzione: a differenza del passato, stavolta pare che i “lavori” per la resa dei conti siano già molto avanti. Se nel 1992 passarono anni dallo sgarbo alla caduta, oggi i tempi della giustizia (quella vera, non quella dei referendum) corrono alla velocità della fibra ottica.
Non passeranno anni. I corsi e ricorsi storici sono pronti a presentare il conto. E stavolta, non ci saranno paracadute.

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